Area Riservata
 
Username
Password
 
 

News


26/12/2018 - Tributi locali, cosa accadrà nel 2019?

La manovra economica è al centro del dibattito. Tra i numerosi interventi di cui si sta discutendo c’è lo sblocco delle aliquote Imu e Tasi. Ma cosa vuol dire con esattezza? E cosa attendersi nel 2019 sul fronte dei tributi locali?

Tributi locali, sblocco aliquote Imu e Tasi

Il mese scorso, intervenendo all’Assemblea Anci di Rimini, il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, ha spiegato che nella manovra “ci sarà il tema della leva fiscale, che siamo convinti vada sbloccata”. L’intenzione è quella di non prorogare il blocco delle aliquote locali e comunali nella legge di Bilancio 2019. L’ultima proroga disposta dalla scorsa legge di Bilancio scadrà il 31 dicembre 2018.

In merito, l’Anci ha offerto a idealista/news il proprio punto di vista, spiegando: “Il blocco delle aliquote ha congelato possibili aumenti di prelievo di entità ridotta e relativi ad un numero limitato di Comuni. Si tratta in prevalenza di comuni piccoli e medi del Nord che nel passato hanno adottato politiche fortemente contrarie all’aumento dell’imposizione fiscale e che, anche con lo sblocco, tenderanno a mantenere bassa la pressione fiscale, ma sulla base di scelte e non di obblighi”.

Aggiungendo: “Dopo tre anni di blocco della manovrabilità delle aliquote dei tributi locali, un ulteriore prolungamento sarebbe incompatibile con l’ordinamento della finanza locale, come esplicitamente indicato dalla Costituzione. Non può sussistere ‘autonomia di entrata e di spesa’ (art. 119 Cost) senza che l’ente – non ‘il sindaco’ ma la collettività locale – possa decidere sui servizi che devono essere disponibili, sulla relativa spesa e, quindi, sulla dimensione del prelievo fiscale. Nessun Comune punta sull’aumento ingiustificato delle tasse, ma la libertà delle scelte locali anche sul fronte fiscale è un cardine dell’autonomia”.

Tributi locali, la proposta dell’Anci: “Riunire Imu e Tasi in un unico prelievo”

Sempre sul fronte dei tributi locali, in audizione sulla legge di Bilancio 2019 dinanzi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, l’Anci ha avanzato una proposta: riunire Imu e Tasi in un unico prelievo, abolendo la Tasi e “superando così un sistema inutilmente articolato in più aliquote sulle medesime basi imponibili, in un quadro di maggiore semplificazione per i contribuenti e per gli uffici comunali, nonché di equivalenza dei gettiti standard, coerenti con quelli definiti in regime Imu-Tasi”.

In merito, sempre a idealista/news, l’Anci ha spiegato: “I continui cambiamenti delle regole tributarie hanno portato ad una artificiosa duplicità del prelievo comunale sugli immobili, articolato in Imu e Tasi, due tributi con presupposti e basi imponibili pressoché identici. La riunificazione nell’Imu della tassazione immobiliare porterebbe risparmi gestionali per i Comuni e grandi semplificazioni per i contribuenti”.

Sottolineando: “L’obiettivo potrebbe essere ottenuto a parità di pressione fiscale, imponendo limiti specifici di aliquota per i segmenti di base imponibile beneficiati dalle attuali regole sull’Imu o sulla Tasi”.

E concludendo: “A fronte dell’unificazione, il sistema delle aliquote differenziate potrebbe inoltre essere canalizzato in un insieme di scelte ampio ma predeterminato, all’interno del quale ogni comune possa esprimere la propria autonomia. Ciò permetterebbe di individuare facilmente l’aliquota applicabile e di rafforzare i servizi al cittadino (dai bollettini precompilati ai sistemi di pagamento on line) anche nell’ambito di piattaforme telematiche nazionali, oggi di scarsa efficacia”.

Tributi locali, l’allarme di Confedilizia

Lo sblocco delle aliquote Imu e Tasi ha però destato qualche preoccupazione. Nel corso dell’audizione sulla legge di Bilancio 2019 dinanzi alle Commissioni Bilancio del Senato e della Camera, Confedilizia ha manifestato le sue perplessità.

In merito allo sblocco dei tributi locali, nel testo dell’audizione di Confedilizia si legge: “Il disegno di legge di bilancio non contiene la conferma del blocco degli aumenti di alcuni dei tributi delle Regioni e degli Enti locali. Se confermata, questa decisione innesterebbe prevedibilmente una spinta agli incrementi che, con riferimento all’Imu e alla Tasi, porterebbe ad accrescere la già elevatissima imposizione tributaria di natura patrimoniale gravante sugli immobili (le abitazioni principali di categoria catastale A/1, A/8 e A/9, le abitazioni locate, quelle date in comodato, le case di villeggiatura, i locali commerciali, gli uffici, i capannoni industriali ecc.) in una fase nella quale – al contrario – vi sarebbe urgente necessità di una attenuazione di tale carico. Si auspica, pertanto, che nel corso dell’esame parlamentare il blocco in questione possa essere ripristinato”.

Viene poi sottolineato: “Deve, invece, accogliersi con favore la non riproposizione di una misura che avrebbe dovuto essere eliminata già da alcuni anni, vale a dire la possibilità di disporre la maggiorazione Tasi dello 0,8 per mille da parte dei Comuni che nel 2015 abbiano utilizzato tale maggiorazione per immobili soggetti dal 2016 alla Tasi (abitazioni principali delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 e altri immobili). Si tratta, infatti, di una previsione di particolare iniquità: nel 2015 tale maggiorazione aveva – per legge – lo scopo di finanziare detrazioni o altre misure per l’abitazione principale. Per il 2018, invece, così come è stato per il 2016 e 2017, ai Comuni è stato concesso di applicare l’aumento in parola in modo incondizionato. Con il risultato di consentire ad un considerevole numero di amministrazioni locali di disporre aliquote Imu-Tasi fino all’11,4 per mille anziché fino al 10,6 per mille (limite ordinario)”.